Il Tapulon di carne d’ asino (specialità di Borgomanero) storia e ricetta tipica del Piemonte

 

Ingredienti e dosi

600 grammi di carne di asino – 500 grammi di verza – 40 grammi di burro – 40 grammi di lardo – alloro – aglio – chiodi di garofano – semi di finocchio – un bicchiere di vino Barbera – brodo – olio di oliva – sale – pepe.

 

Preparazione

In una pentola, fate rosolare il burro insieme al lardo tritato, e due cucchiaia d’ olio.

Unite l’ aglio tritato finemente, e due foglie di alloro. Appena il tutto sarà dorato, unite la verza che avrete lavato bene, e tagliato a listarelle.

Fatela appassire, quindi aggiungete la carne di asino, ridotta a bocconcini con un coltello. Subito dopo, unite due chiodi di garofano, e mettete anche i semi di finocchio.

Fate rosolare la carne bene a fuoco vivace, finché risulterà ben asciutta. Bagnatela con il Barbera, e dopo che il vino sarà evaporato, con un mestolo di brodo.

Aggiustate bene di sale e, se piace, pepate.

Quindi cuocete a fuoco moderato per circa 40 minuti, a pentola coperta.

A fine cottura, il “tapulone”, non dovrà risultare né troppo umido né troppo asciutto.

 

Un po’ di storia del piatto

Ai giorni nostri, questa preparazione viene cucinata anche senza verza e senza lardo.

Questo piatto sembra prendere origine da una leggenda. La leggenda vuole che un gruppo di pellegrini, abitanti di un piccolo paese dell’ Ossolano, circa un millennio fa, si recasse in visita al Santuario di San Giulio. Al ritorno, la fame li spinse ad uccidere un asino che avevano con loro, e a cucinare la sua carne. La carne però era immangiabile, perché molto dura. Allora usando il coltello “tapulè”, la tagliuzzarono tutta, ottenendo un piatto molto più commestibile.

 

Buon appetito e a presto

Il Tapulon di carne d’ asino (specialità di Borgomanero) storia e ricetta tipica del Piemonteultima modifica: 2010-02-21T14:00:15+01:00da kigei
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4 pensieri su “Il Tapulon di carne d’ asino (specialità di Borgomanero) storia e ricetta tipica del Piemonte

  1. L’origine del “tapulone”, sempre come leggenda, recita così.
    Un gruppo di pellegrini del Basso novarese, era stato in visita al Santuario di San Giulio, in Orta Novarese, dove sono conservate le spoglie del santo, per rendere devozione e per invocare la pioggia per il raccolto. Erano 6 donne e 7 uomini (13 “orchi”) su di un carro trainato da un asino. Giunti nella terra che diverrà Borgomanero, il carro perse una ruota e il gruppo non poté più proseguire. I morsi della fame costrinsero ad abbattere l’asino e dopo averne tapulato la carne la misero a fuoco bagnandola con abbondante vino.
    I “pellegrini”, senza rimpianti, stabilirono di rimanere in quel luogo, ove scorreva un fiume, l’Agogna, e abbondanti erano i prati. Il luogo prese in nome del caporione”Burbané” (Borgomanero) e il Patrono di un altro pellegrimo “Bartlamé”
    (Bartolomeo). Così fu fondata Borgomanero e dedicato il suo Patrono. Giuseppe Bacchetta: storico locale.

    • Eg. sig Bacchetta,
      ho letto con molto interesse e curiosita’ la storia da lei scritto a riguardo il Tapulon, come vede le scrivo da Citta’ del Capo , dove
      con la mia famiglia vivo da tanti anni. Sono pero’ originario da Oleggio Castello , che certamente conoscera’ , siccome sono sempre stato impiegato nel campo Alberghiero , tutto in questo campo mi interessa ,Cercavo appunto notizie di piatti che avevo assaggiato da ragazzo , quando ero a casa , ma che per molti anni non ho piu’ avuto modo di trovare .Ho cosi raccolto in tanti anni in giro per il mondo Alberghiero tante ricette che ,ora che sono in pensione , cerco di metterle assieme, ma voglio trovare anche quelle ricette che erano sulla tavola di ogni giorno a Oleggio .Mi dedico anche alla ricerca delle origini del nostro cognome , e ho scoperto molti Bacchetta un po ovunque nel mondo , molti provenienti dalla Provincia di Novara , una ricerca affascinante ,che sembra non finire mai .Sig Bacchetta , se lo crede oportuno mi piacerebbe avere sue notizie, sulle origini e la provenienza della sua famiglia, dato che e’ uno storico ,senza dubbio avra’ moltissimo da raccontarmi , a mia volta le faro’ avere altre informazioni sui Bacchetta nel mondo . Molto probabilmente vorremmo fare un periodo di riposo a Oleggio Castello ,ma questo l’anno prossimo ,nel frattempo la ringrazio per la interessante storia del Tapulon, le voglio raccontare una piccola storia che mi aveva raccontato uno Chef di cucina delle nostre parti , quando ho chiesto se si usava ancora la carne di asino per la preparazione di questo piatto mi a detto ,vede , oggi giorno e’ molto difficile la preparazione originale di questo piatto ,in un paese dove sono tutti dottori, l’asino e’ diventato quasi introvabile .
      Grazie per la sua attenzione e se mi vuol fare due righe le sarei estremamente grato.
      nel frattempo la saluto molto cordialmente , cosi pure tutti i Bacchetta da quelle parti,
      Piero Bacchetta .

  2. Da piemontese trasferito in Toscana da 40 anni, Le faccio un piccolo appunto sulla sua ricetta; infatti non ricordo i semi di finocchio da Lei indicati, e nemmeno del brodo.
    Mia nonna e mia mamma, lo facevano pressapoco come da nella Sua ricetta, coprendo la carne di buona “Spanna” o “Ghemme” e facendola cuocere per circa 1 ora.
    Le garantisco che ilrisultato è ottimo.
    Cordialmente.

    Carlo Manuelli

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